La nostra battaglia Anti Siluro

La nostra battaglia ANTI-SILURO

“Se volete provarci con l’arco”…

Parte da questa battuta il contenimento del Silurus glanis, noto semplicemente come pesce siluro, effettuato con l’arco presso il lago Sgagna di Pontirolo Nuovo (Bg). Prima di parlare delle azioni messe in atto, occorre dare un’idea del tipo di problematica che ci siamo trovati ad affrontare. Il lago in questione è un grosso bacino di acqua dolce regimentato dalla falda del fiume Adda, adibito da anni alla pesca sportiva. Nelle sue acque limpide e fresche vengono immessi costantemente grossi quantitativi di trote e, in misura minore, carpe, temoli, amur, cavedani, tinche etc. Questa popolazione ittica è, e non potrebbe essere altrimenti, in equilibrio con i prelievi che i pescatori pesca con l’arco vi fanno (peraltro prevalentemente trote) in virtù delle immissioni, ma anche del novellame che si autoproduce. Oltre una decina di anni fa la gestione precedente immise alcuni esemplari di Silurus glanis, ritenendo possibile una forma di convivenza interspecifica con le altre specie presenti, confidando anche sulla possibilità di riequilibrio dato dai probabili prelievi del siluro stesso. Purtroppo la situazione oggi non è quella ipotizzata, perché i siluri si sono riprodotti in regime di abbondanza alimentare e negli anni hanno messo in atto strategie di predazione che gli permettono di evitare le esche utilizzate dai pescatori. Non a caso, sono anni che non viene più catturato alcun siluro, mentre noi ne abbiamo avvistati almeno quattro oltre i due metri, una decina fra uno e due metri e diversi esemplari più piccoli. Riteniamo che ci siano in acqua almeno una ventina di siluri adulti che possiamo stimare in almeno 400 chilogrammi di biomassa, cui corrisponde secondo il coefficiente di trasformazione alimentare di Rossi (Piccinini A. e Pattini L., 1996. Il siluro: la biologia della specie, le tecniche di pesca e la storia, ed. A.I., 80 pp.) un fabbisogno giornaliero medio di pesce foraggio pari al 2-3% del peso, ovvero 8-12 chilogrammi/giorno. Tutto ciò per fornire un metro di paragone dell’entità complessiva del danno… e nel frattempo i siluri aumentano in numero e in peso. Molte altre considerazioni si potrebbero fare relativamente alla loro voracità, al regime alimentare prevalentemente ittiofago e non selettivo degli individui oltre i 30 centimetri, alla curva di accrescimento ponderale, alla fertilità, alla lunghezza del periodo di frega, ma anche alla loro intelligenza, all’enorme capacità sensoriale rispetto al movimento, all’attitudine opportunistica. Tuttavia non è questa la sede e per tali approfondimenti si rimanda alla bibliografia disponibile. Per l’operazione ci siamo attivati in cinque: Fabrizio, Claudio e Alex, arcieri di lungo corso fondatori della Compagnia Fiarc 04Nabò, Christian, un provetto pescatore con all’attivo una carriera di atleta Fipsas (gareggia per la Società 100%Spinning, 6° ai Campionati italiani 2010-2011 di trota torrente a spinning), che da un anno appena è diventato anche arciere Fiarc, e il sottoscritto. Archi sulle 70 libbre, frecce da 1600 grani con punta da pesca muzzy a scalpello e seconda legatura in trecciato fra punta e loop di vincolo, mulinelli caricati con monofilo in nylon, perché il ben più robusto e sottile trecciato tende a grippare sullo sbobinamento dai mulinelli a bobina chiusa che usiamo con l’arco. Per tre notti consecutive siamo usciti dal tramonto all’alba con la chiatta a motore del lago ed una barca a remi, muniti di lampade frontali per la notte e occhiali polarizzati per le prime luci. Il nostro spot di tiro utile per l’efficace ferrata del siluro è limitato al secondo quarto dalla testa verso la coda, fra le pinne pettorali e l’ano, immediatamente ai lati o sotto la colonna vertebrale. Dovendo concludere, al termine delle operazioni abbiamo potuto fare il seguente bilancio: 3 siluri catturati (uno di kg 5,2, cm 63, circa 2 anni; uno di kg 15,8, cm 127, circa 6 anni; uno di kg 7,1, cm 92, circa 4 anni); un’esperienza fondamentale circa le reali condizioni d’ingaggio (miglior tecnica di avvistamento il portarsi in zona e lasciarsi scarrocciare dall’acqua in assoluto silenzio, siluri tirabili fra i 2-3 metri, mai visti a minor profondità, sempre in contatto con grosse carpe o temoli, estremamente reattivi ad ogni minimo rumore o rollio della chiglia); recuperi con combattimenti anche di un’ora e mezzo ma mai lunghe fughe, casomai picchiate verso il fondo. Eventuali ulteriori contenimenti potranno sicuramente essere più efficaci visto il tempo che questa volta abbiamo “speso ad imparare”. Per maggiori informazioni: paolopasquini.arco@alice.it, fabriziofodera@yahoo.it.

PAOLO PASQUINI