IL MULINELLO… come sceglierlo?

Prima di entrare nel merito delle valutazioni da fare nella scelta del mulinello per la pesca con l’arco, occorre acquisire una discreta consapevolezza tecnica e funzionale di tale dispositivo. I mulinelli che si utilizzano sono quelli a bobina chiusa, più spesso identificati con la definizione inglese di spincast reel. Sono caratterizzati dall’avere un coperchio sulla bobina, un perno (detto pin) interno montato su un rotore per il riavvolgimento della lenza ed un tasto per lo sgancio del pin ai fini del lancio/scocco. Si contrappongono quindi ai classici mulinelli con archetto esterno, che ruota abbassato sulla bobina scoperta durante il riavvolgimento e che è fermo ed alzato durante il lancio. Le peculiarità suddette sono proprio quelle che rendono i mulinelli da spincast idonei alla pesca con l’arco, perché consentono all’arciere pescatore di stare in attesa dell’avvistamento a pin sganciato, con la freccia incoccata e l’arco rivolto verso il basso, senza che la lenza si srotoli per gravità e finisca per “infrenarsi”, cosa che sicuramente accadrebbe con un mulinello tradizionale una volta aperto l’archetto ed inclinato l’arco verso la superficie dell’acqua. pesca con l’arco Occorre anche sapere che i mulinelli a bobina chiusa si dividono in due tipologie: quelli pensati per lavorare sopra l’impugnatura di una canna da pesca e, pertanto, dotati di tasto di sgancio posteriore a pressione affinché ci si arrivi con il pollice, oppure quelli ideati per lavorare sotto l’impugnatura della canna, nel qual caso invece del tasto posteriore vi è una leva per lo sgancio che si trova fra il piede ed il corpo del mulinello, che si aziona con la trazione dell’indice e del medio.

Questi mulinelli “a leva”, detti underspin, raramente e difficilmente possono funzionare per la pesca con l’arco, perché se usati sotto il portamulinello, come dovrebbe essere da specifica, spesso urtano sul flettente inferiore e comunque rendono la direzione di uscita della lenza troppo angolata e lontana rispetto alla direzione di uscita della freccia, se montati al rovescio sopra il portamulinello frequentemente interferiscono con la frec- Robustezza, foro di uscita della lenza, pin sono tra gli elementi che giocano un ruolo di primo piano nella scelta del dispositivo più adatto a noi arcieri pescatori. Il mulinello… come sceglierlo? Due mulinelli a bobina chiusa. Si notino le diverse dimensioni e l’ampio foro di uscita della lenza con bordo in acciaio riportato. In fase di recupero il pin è sporgente sul rotore per trascinare la lenza ed avvolgerla sulla bobina (a fianco, sopra). In fase di lancio/scocco, premendo il tasto posteriore, si fa rientrare il pin all’interno del rotore liberando la lenza (sotto). 25 cia per il loro ingombro ed in ogni caso risultano avere la leva di sgancio molto bassa e non raggiungibile dalla mano dell’arco. Queste brevi nozioni sono sicuramente sufficienti per comprendere le valutazioni che seguono.

Robustezza e fattura intrinseche: in generale meno plastica c’è, meglio è. Si apprezzino gli spessori dei materiali, la solidità delle parti soggette a movimento e la loro fluidità in esercizio che deve essere “pastosa e continua” (si sganci, si agganci, si giri, si muova tutto quello che si può muovere). Si guardi nella scheda tecnica il numero di cuscinetti (più elevato significa maggiore efficienza e minori tolleranze). Si verifichi la reversibilità destra/ sinistra.

Foro di uscita della lenza: è bene che sia con bordo stondato, rivestito in ceramica o acciaio per ridurre attrito e conseguente abrasione della lenza che vi si sfrega durante il recupero. Il diametro è, altresì, importante: più ampio significa maggior efficienza nello srotolamento della lenza in uscita sullo scocco, per cui si riduce il rischio di pericolosi incagli dentro la bobina e la freccia volerà più veloce, con conseguente maggiore penetrazione nell’acqua.

Pin: qui occorre dire che vi sono alcuni modelli che presentano due pin invece di uno, però la cosa non è particolarmente significativa. Le caratteristiche veramente importanti sono: la robustezza del pin (diciamo che senza smontare il rotore si può solo apprezzarne le dimensioni e la fattura); la presenza di un rivestimento cilindrico d’acciaio che, ruotando in asse sul pin, riduce l’attrito e l’usura della lenza durante il riavvolgimento; la “consistenza” nel richiamare il pin dentro il rotore quando si preme il tasto di sgancio e nel farlo uscire quando s’inizia a girare la manovella per il recupero della lenza.

Bobina fissa vs oscillante: se la bobina è fissa (la maggioranza dei modelli) l’avvolgimento della lenza risulterà a spire sovrapposte, se invece è oscillante (forse solo 2 modelli) sarà a spire distribuite. Diciamo che un avvolgimento distribuito facilita lo srotolamento della lenza in uscita, quindi equivale ad un ridotto rischio d’incagli e a maggiori velocità e penetrazione della freccia.

Tasto di sgancio: va provato. Deve essere robusto, immediato nell’azione di sgancio e, possibilmente, raggiungibile con il medio o l’indice della mano dell’arco quando montato sul portamulinello (ne facilità la pressione).

Frizione: simulando la fase di recupero, si esercita una decisa resistenza sulla lenza, quindi regolando progressivamente la frizione si deve passare gradualmente ed in modo continuo dal blocco della lenza fino ad un suo srotolamento relativamente agevole.

Ingombro e peso: può sembrare improbabile, ma è bene verificare con il proprio riser che il mulinello, per dimensioni e attacco all’arco, non sia pericolosamente vicino al piano di scorrimento della freccia perché l’asta o gli ardiglioni della punta da pesca (a fine trazione con determinate lunghezze della freccia) potrebbero sbatterci allo scocco, con conseguenze facilmente immaginabili. Il peso, infine, deve sicuramente rientrare in un range che si riesca a gestire, sapendo che staremo ore con l’arco in mano cercando i pesci.

Per maggiori informazioni: paolopasquini.arco@alice.it.

PAOLO PASQUINI