Engrammi, Prassia e tiro istintivo.

Ossia: sul tiro istintivo: fondamenti tecnici e scientifici.

“Il tiro istintivo è un graduale risveglio nel nostro inconscio di quelle latenti possibilità della natura umana onde l’oggetto lanciato raggiunga il punto voluto senza l’ausilio preordinato di una qualunque mira.” (Giusy Pesenti)

Il tiro istintivo-venatorio, l’aggettivo è d’obbligo per distinguerlo da categorie di tiro che nulla hanno a che vedere con questa pratica sportiva, è una disciplina basata su due grandi pilastri; tecnica e scienza. La tecnica è stata codificata in Italia da Giusy Pesenti sulla scorta di simili esperienze americane fatte da Fred Bear . Giusy cristallizzò il tiro istintivo nelle 10 regole ,già nel 1958 con la fondazione del primo nucleo istintivo di arcieri cacciatori A.C.B ribadendone i fondamenti e mettendoli per iscritto, fin dai primi notiziari L.A.I.V.O fra il dicembre 1978 l’autunno dell’80

I° tenuta della freccia tra l’indice e il medio-anulare

II° punto di aggancio fisso alla guancia

III° che fissando la cocca all’angolo della bocca indice e pollice si ancorino al condilo (mascella)

IV° il tempo di concentrazione sia breve (2” circa)

V° la concentrazione sul bersaglio avvenga ad occhi aperti senza ricercare il falso scopo

VI° ad arco scarico non si punti la freccia sul bersaglio

VII°caricare l’arco inspirando dal basso mentre un braccio spinge e l’altro simultaneamente tira

VIII°l’arco venga tenuto in posizione leggermente inclinata

IX°il corpo prende parte al tiro inclinandosi in avanti(busto e baricentro sopostato verso la punta dei piedi, non verso la gamba anteriore)

X° relativa “durezza”dell’arco.

“Ciò(il tiro istintivo-venatorio) viene acquisito lentamente con assiduo allenamento, mentre sempre più ci si fida a gesti involontari”(Giusy)

Come già intuito da Pesenti la tecnica è semplicemente lo strumento che da forma alla sostanza, la ripetitività del gesto che diviene automatismo (istintività). Per comprendere meglio i meccanismi che sottendono questi processi cognitivi, ci vengono in aiuto le neuroscenze. Le pressioni evolutive hanno plasmato il codice genetico sì da costruire un sistema nervoso che possa modificarsi in risposta all’esperienza. Lo hanno, cioè, dotato di plasticità. Memoria ed apprendimento rappresentano alcuni fra gli esempi più eccelsi della plasticità neuronale. Semplificando potremmo definire apprendimento il processo attraverso cui un organismo acquisisce nuove informazioni o conoscenze e memoria la ritenzione di queste informazioni in modo da successivamente poterle utilizzare.Grazie alla memoria e all’apprendimento l’organismo trae vantaggio dall’esperienza. I ricordi sono immagazzinati nella corteccia celebrale in archivi noti come tracce mnestiche o engrammi.Il processo che converte la memoria a breve termine in quella a a lungo termine è noto come consolidamento.Il sistema nervoso produce formule esatte di movimenti o loro engrammi (tracce mnestiche Bernstein 1947-1967)collegati in sequenza o collegati in parallelo.Esiste un “motor image”che controlla l’esecuzione dei vari engrammi, una mappa cinestesico-propriocettiva. La prassia in neurologia si definisce come la capacità di compiere correttamente gesti coordinati e diretti ad un determinato fine.Un gesto abituale non deve essere pensato e monitorato, ma si realizza senza controllo cognitivo(attentivo). Se il gesto è nuovo il soggetto deve invece selezionare la sequenza degli atti e controllare il loro svolgimento ed eventualmente modificare il piano. Il progetto d’azione, deve cioè essere immaginato e monitorato nell’atto della realizzazione.Nell’individuo l’acquisizione di un nuovo schema motorio progredisce attraverso stadi in cui il movimento è controllato in modo attivo ed accurato. I singoli movimenti devono essere prodotti lentamente prestando attenzione ad ogni singola azione ed alle sue conseguenze. Ciascuna azione deve essere selezionata e la sequenza deve essere assemblata ed immagazzinata nella memoria . Con la pratica la sequenza si consolida e diviene automatica.L’acquisizione di una prassia avviene attraverso tre passaggi:

I Preparazione: l’azione viene eseguita molto lentamente, viene esercitato un forte controllo, vengono curate le singole parti dell’azione;

II Composizione:l’azione viene eseguita più velocemente ma vengono commessi errori di esecuzione

III Proceduralizzazione :a questo livello l’azione viene svolta fluentemente, in modo routinario, automatizzato.

L’automatismo e’ un processo che utilizziamo quotidianamente in un’infinità di azioni senza doverci concentrare su ciò che facciamo. Nel tiro con l’arco tale processo mentale trova la sua naturale e massima espressione nel tiro ad un bersaglio in rapido movimento ( tiral volo o alla sagoma mobile )o eseguito in rapida successione (tiri a tempo). I l tiro istintivo venatorio, nato per il tiro a volatili o animali in movimento è una disciplina di tiro fra le più affascinanti e difficili da mettere in atto Essere in grado di condizionare la propria mente ed il proprio agire in modo da rendere il gesto atletico rapido,automatico e soprattutto preciso richiede tempo , dedizione e sacrifici. In conclusione, il tiro istintivo-venatorio ha una sua propria identità e caratteristiche, ed è fondamentale che ogni atleta abbia ben presente ,al di là delle definizioni, che tipo di obbiettivo vuole raggiungere e quale strada vuole percorrere per raggiungerlo. Illudersi di essere tiratori istintivi applicando il gap sooting (valida tecnica per il tiro alla sagoma fissa) o qualsiasi altra forma di mira non ci aiuta ad essere atleti migliori ma ci allontana semplicemente dal raggiungimento del nostro obbiettivo,ci impedisce di crescere come atleti!

20 / 21 OTTOBRE 2018 !!! SAVE THE DATE!!!

Sembra così lontano Ottobre e, suona strano il solo menzionarlo in un periodo dove, complice il caldo non si pensa che alle vacanze estive ed al relax.

Eppure, un po’ come capita durante una gara di pesca con l’arco dove,  il tiro in movimento è la regola ed il tempo per eseguirlo troppo poco; mai come in questo caso la velocità e la posizione risultano essere determinanti.

Velocità: per pianificare gli impegni e proiettare la mente verso un fine settimana tutto dedicato all’ incontro con amici vecchi e nuovi,  per scambiarci opinioni, avventure e condividere emozioni ma, soprattutto per immergerci nella nostra passione: il tiro con l’arco e cimentarci in ciò che rimarrà sempre la massima esaltazione ed espressione della nostra disciplina; dove tecnica, velocità, movimento, precisione, concentrazione e forza si ritrovano a convivere alla massima potenza: la pesca con l’arco.

Sì, avete letto bene, pesca con l’arco!

Dove? A Sellano, in Umbria.

Perché?:   5° CAMPIONATO  ITALIANO DI PESCA CON L’ARCO.

E’ veramente una notizia inaspettata! Proprio come il pesce che mette alla prova tutto il tuo essere tenendoti sempre vigile su di un bersaglio che non c’è,  non sai se e quando comparirà.

Tutto è confermato e la macchina ben oliata della 09FISH e 04NABO’ è già in moto per garantire la riuscita di questo 5° CAMPIONATO ITALIANO DI PESCA CON L’ARCO.

Posizione: inclinata, a “T”  se si vuole avere la chance di catturare il pesce; ed allora ecco l’idea della location: Sellano, in Umbria, giusto in centro Italia, fortemente inclinato a “T”. Il luogo ideale per organizzare l’evento. Equidistante da tutti ed incastonato in una regione ricca di storia, cultura, colori e sapori, vicino ad Assisi, Gubbio, Spello, città da visitare sicuramente in tale  occasione per fissare più indelebilmente il campionato nella memoria.

Ed allora, cosa aspettate!

20 / 21 OTTOBRE 2018 !!! SAVE THE DATE!!!

Non indugiate oltre, portate anche famigliari ed amici a conoscere, non solo la spettacolarità di questa disciplina; ma anche l’incanto di questa regione.

Accettate anche voi la sfida, ritroviamoci al 5° CAMPIONATO ITALIANO DI PESCA CON L’ARCO!

LOCANDINA, PEOGRAMMA, ISCRIZIONOI, INFO ALLOGGI SCARICABILE DAL PDF ALLEGATO.

 

Arcieri istintivi venatori del Bernabò

 

 

Il titolo Italiano è assegnato alla Compagnia Arcieri del Bernabò

 

A distanza di tempo, assorbite e metabolizzate le prime emozioni e placata l’onda dell’evento, siamo a riferire degli accadimenti che nel volgere di soli due giorni hanno riportato un titolo Italiano all’interno della Compagnia del Bernabò, dopo decenni trascorsi senza che un riconoscimento di tale livello venisse incarnierato.  E che titolo! “Campionessa Italiana di pesca con l’arco”.

premiazione

Sì, Campionessa poiché il primo posto della competizione nazionale tenutasi a Sellano -PG- se lo è aggiudicato la nostra Laura Ratti nella categoria femminile; e pesca con l’arco dato che la gara prevedeva l’assegnazione dei titoli italiani di specialità.

Un connubio quello pesca e categoria femminile che è risultato essere vincente. Non certo scevro da un duro lavoro agonistico durato più di un anno e che ha visto la nostra impegnarsi in numerose e lunghe sessioni di allenamento in tutto il nord d’Italia, dove la possibilità di poter praticare la disciplina è più ampia, partecipare, distinguendosi sempre nei primi posti nella sua categoria alle diverse manifestazioni, raduni e gare.

Una disciplina, la pesca con l’arco, rientrata solo recentemente a brillare, dopo decenni di buio nel panorama FIARC e che oltre ad una lunga e dura dedizione, impone all’arciere il sapere gestire perfettamente l’attrezzatura, settare la freccia che offra le migliori performances nonché gestire e conoscere il proprio corpo e come si muove nello spazio che lo circonda.

Laura è tutto questo, con l’aggiunta dell’entusiasmo e del crederci fino alla fine proprie di chi si appassiona veramente a ciò che fa o di chi si avvicina per le prime volte ad una disciplina; nonostante gli anni che la vedono presente non solo sui “campi gara” del circuito pesca, ma anche sui “normali” campi gara delle varie specialità promosse dalla federazione: circuiti 3d  e volo.

Ma dall’altura in cui è incastonata Sellano planiamo velocemente attraverso il verde della vallata che si apre duecento metri più in basso, verso la trasparenza azzurra delle fresche acque che costituiscono il lago Loch Ness. Questo il campo gara; queste le acque che hanno portato Laura al conseguimento del titolo iridato.

Due giorni che paiono troppo brevi per una sfida così importante; ma che per l’impegno fisico e mentale richiesto sembrano non passare mai.

Avviciniamoci silenziosamente al campo gara: la competizione è al suo culmine. Già nella giornata precedente ogni atleta, proveniente da tutta Italia, ha dovuto scagliare un numero di frecce impensabile in una qualsiasi gara Fiarc. La tensione è palpabile, la concentrazione ai massimi livelli, gli atleti sono visibilmente provati,; molte le situazioni che vedono la disfida nelle varie categorie ancora aperta. Ecco  Laura, non da segni di stanchezza; è tutta protesa nel gesto atletico: la posizione a “T” sull’acqua, un bagliore dorato sull’onda, l’aggancio perfetto, il corpo e lo sguardo che all’unisono seguono il pesce che appena si intravvede, lo sgancio, lo scomparire rapido della freccia tra il blu: colpito!

Non c’è possibilità di organizzare le idee, di razionalizzare il traguardo raggiunto con quel tiro: troppa tensione, troppa fatica, troppa adrenalina. Solo il bacino idrico che si riflette negli occhi increduli di Laura che a rallentatore, dopo aver recuperato la preda, rivive, nei gesti  la perfezione e la dinamicità dell’azione; senza parole, senza respiro: è campionessa italiana!

Questa la classifica finale della categoria femminile arco tradizionale:

Campionessa Italiana categoria archi Tradizionali  Laura Ratti (punti 276)

2° classificata Lina Fossati (punti 31)

3° classificata Elena Fodera (punti 10)

  gruppo premiati

 

 

3° Campionato Italiano di pesca con l’arco

Da dove veniamo: conoscere la nostra storia per comprendere il nostro presente. I nostri “padri fondatori” pensarono e vollero una Fiarc che affondasse le proprie radici nello sfaccettato mondo del tiro con l’arco ispirato al contesto venatorio. Inizialmente si aggregarono Compagnie formate in larga parte da cacciatori, ma fu subito evidente che l’intuizione di portare persone a scoccare frecce nei boschi, nei cieli e nei laghi avrebbe esercitato un fascino enorme su molti arcieri non interessati eventi necessariamente alla caccia. Quello che offriva Fiarc era più di una disciplina venatoria di tiro con l’arco, era un’esperienza profonda che richiedeva all’arciere molteplici attitudini, che si manifestavano misurandosi con se stessi e con gli altri, nell’alternanza di sfide condotte attraverso piazzole ambientate nel bosco, tiri al volo su piattelli e pesca nei laghi.

Questa vocazione, quasi una visione d’insieme, emerge significativamente anche dalla stretta concomitanza di date storiche: venerdì 23 settembre 1983 nasce la Fiarc (Federazione Italiana Arcieri Cacciatori); neppure due mesi dopo, domenica 20 novembre 1983, si tiene al lago Bellaria di Robbiano-Mediglia il 1° Campionato Italiano di pesca con l’arco; la domenica seguente, 27 novembre, tocca al 1° Campionato Italiano di tiro al volo. In quel secondo semestre 1983 prese corpo la nostra Federazione e la pesca con l’arco fece la sua comparsa nel panorama arcieristico italiano che, con ogni probabilità, l’aveva vista fare solo a Burt Reynolds nel film del 1972 “Un tranquillo week-end di paura”. Nonostante questa partenza scoppiettante, per ritrovare nella storia Fiarc un altro Campionato Italiano di pesca con l’arco dovranno passare 8 anni, ovvero fino a domenica 24 novembre 1991, quando al lago La Geretta di Eupilio (Co) viene organizzato il 2° Campionato Italiano di pesca con l’arco Fiarc, diventata nel frattempo Federazione italiana arcieri tiro di campagna. Con il 1991 cala il sipario sugli eventi di pesca con l’arco a carattere nazionale e, lentamente, si assiste alla scomparsa dai calendari di ogni gara ufficiale di pesca, che sopravvive solo come attività privata esercitata da pochissimi arcieri “storici”.

Questo oblio, dovuto anche alla mancanza d’insegnamento specifico che il nostro Settore Istruzione ha subìto nei riguardi della pesca con l’arco e del tiro al volo, fortunatamente s’incrina nel 2013 grazie al lavoro ed alla tenacia di alcuni di noi, che riescono a far riaprire dei laghi alla pesca con l’arco e ne riformulano il Regolamento gara. Si vedono così apparire nei calendari regionali alcune gare di pesca, se ne parla su questa testata e nei forum, si viene contattati da nuovi arcieri che vogliono provare la tecnica. 6-7 giugno 2015: si riparte da Sellano Dove andiamo: a riassaporare quella dimensione di arciere polivalente che Fiarc ha concepito ispirandosi a Fred Bear e a Giusi Pesenti.

I tempi sono maturi e finalmente il sogno che alcuni di noi tenevano nel cassetto da anni può concretizzarsi: programmare il 3° Campionato Italiano di pesca con l’arco, che si svolgerà sabato 6 e domenica 7 giugno 2015 a Sellano, nel cuore dell’Umbria. Quel fine settimana saranno trascorsi dall’ultima edizione 23 anni, 6 mesi e 19 giorni. Come sarà: un’esperienza intensa, nel segno del rispetto dell’ambiente e del consumo alimentare del pescato. L’evento si articolerà su due gare con classifica combinata, secondo il Regolamento di pesca con l’arco modificato il 24 gennaio 2015 con la delibera 008/2015D del Consiglio Federale (nell’area Fiarc-Regolamenti del sito www.fiarc.it è possibile scaricarlo). Un’importante ed assoluta novità è l’istituzione di un Campionato internazionale abbinato a quello nazionale, che Fiarc propone a tutti gli arcieri stranieri iscritti alle Federazioni affiliate ad Ifaa. Avremo, pertanto, anche il 1° International Bowfishing Championship, la cui classifica rispetterà sempre il nostro Regolamento di pesca con l’arco, ma sarà formata da tutti gli arcieri della Federazione partecipanti al 3° Campionato Italiano e da tutti gli arcieri stranieri che gareggeranno. Gli arcieri troveranno un servizio di pulitura del pescato e, se vogliono, potranno imparare a sfilettare con le dimostrazioni che faremo. Coloro che non desiderano portare via le trote che cattureranno potranno lasciarle all’organizzazione, così da non sprecare neppure un pesce. Tutto il pescato, opportunamente pulito ed imbustato con il proprio nome, potrà essere depositato in un apposito congelatore fino al momento della partenza. Per i Cuccioli ci sarà un laghetto a parte, con acqua profonda 70 centimetri e supervisione dell’organizzazione.

La sera del sabato avremo una serata conviviale nella quale degusteremo le specialità gastronomiche tipiche ed assisteremo ad esibizioni culinarie di “artisti della tradizione” sellanese ed umbra. Dove sarà: la scoperta di un territorio spettacolare, denso di storia e di tradizioni, vissuto in perfetta amicizia. Una gara di pesca con l’arco necessariamente si deve svolgere presso un lago di pesca sportiva. La scelta è caduta sul lago annesso al ristorante Loch Ness nel Comune di Sellano (Pg) per molteplici motivi: centralità della location, acque sempre fresche e pulite alimentate dal fiume Vigi, dimensioni del lago ottimali per poter vedere ed insidiare le trote, presenza di un ulteriore specchio d’acqua dove far pescare i più piccoli in assoluta sicurezza e dar loro possibilità reali di effettuare catture.

Siamo nel Comune di Sellano, un borgo medievale fra i più caratteristici della Valnerina, mirabilmente ricostruito dopo il terremoto del 1997 nel rispetto rigoroso della propria storia e dello stile architettonico che i secoli gli hanno conferito. Dal lago si vede arroccato in alto il borgo, come posto a guardia della valle del fiume Vigi, incastonato in un paesaggio incontaminato di boschi lussureggianti. Siamo a 30 chilometri da Norcia, 36 da Spoleto, 50 da Assisi e 70 da Perugia. Siamo nella patria del tartufo, del cinghiale, dei funghi. Ma soprattutto siamo fra amici: è questo lo spirito che cercheremo di farvi vivere all’insegna della pesca con l’arco.

Per Maggiori informazioni e aggiornamenti in tempo reale consultare il sito Fiarc e la pagina www.facebook.com/campionatoitalianopescaFIARC.

Per richiesta di chiarimenti: campionatoitalianopesca@FIARC.it.

PAOLO PASQUINI

La potente freccia da siluri

Ipotizziamo di avere la possibilità di pescare con l’arco in bacini popolati da pesci di oltre 30 chilogrammi; che vi sia un concorso di circostanze in base alle quali ci venga richiesto di colpire più soggetti possibile (tentativo di eradicazione…), facendo tuttavia ogni sforzo per evitare animali feriti e non recuperati; che la specie ittica insidiata sia particolarmente resistente, potente dal punto di vista natatorio e, se colpita, estremamente solerte nel cercare rifugio fra gli anfratti e gli arbusti del fondale…

Questo è lo scenario nel quale ci troviamo ad operare durante il contenimento del siluro (Silurus glanis), che portiamo avanti ormai da un paio d’anni presso alcuni laghi di pesca sportiva del Nord Italia. Fra i molti accorgimenti tecnici messi a punto per la riuscita di quest’attività, merita una menzione speciale la freccia da pesca, per la quale occorre prevedere che la punta con gli ardiglioni di tenuta non se ne vada con la preda (qualora l’asta si rompa) e che la freccia non rimanga incastrata negli ostacoli sul fondale (una volta colpito il pesce). Per soddisfare questi requisiti, ci siamo ispirati ai colleghi bowfishers americani, che hanno sviluppato alcuni accorgimenti per la pesca con l’arco dei grossi Alligator Gar (Atractosteus spatula), pesci estremamente coriacei e simili ad un alligatore. Prima di tutto chiudiamo l’asta della freccia sul lato dove s’inserirebbe la punta, per evitare che i materiali di riempimento usati per appesantirla possano uscire. Inseriamo un collare di alluminio (come per le aste “footed”) dell’esatto diametro interno della punta da pesca, in modo che punta ed asta s’innestino senza oscillazioni e non vi sia un’usura particolare del carbonio dell’asta. In sostanza, realizziamo un innesto “metallo su metallo”. Con una sagola in fast flight da 400 libbre di carico, lunga circa il triplo della freccia, ricaviamo un’asola da un lato e leghiamo dal lato opposto la punta sfruttando il foro nel codolo (che, se non già presente, dovrà essere fatto con un trapano a colonna con punta per metallo HSS di 2.5 mm e ripassato con uno svasatore per evitare che possa recidere il filato). Infine, fissiamo all’asta della freccia sul lato della cocca un’altra asola, che serve per vincolare la freccia da pesca alla lenza del mulinello.

Arrivati a questo punto, procediamo con l’assemblaggio dei pezzi. Prima di tutto accoppiamo l’asola della sagola con la punta da pesca all’asola dell’asta e con del nastro adesivo blocchiamole insieme subito sotto la cocca. Successivamente, inseriamo la punta da pesca sul collare in alluminio all’estremità dell’asta e, analogamente a quanto già fatto, fermiamola con il nastro adesivo. Risulterà, così, che a punta inserita e ad asole accoppiate si abbia un esubero della sagola in fast flight (è, infatti, il triplo della lunghezza della freccia), che provvederemo poi a distendere e a distribuire lungo l’asta con le necessarie sovrapposizioni, finendo per avere dei tratti di filato paralleli ed adiacenti all’asta, che andremo a bloccare con del nastro adesivo, o nastro carta da carrozzieri. La freccia “per siluri” è quindi pronta. In fase di scocco, di volo e fino all’impatto lavorerà come ogni normale freccia da pesca, ovvero trascinerà la lenza a cui è vincolata tramite l’asola dietro la cocca e penetrerà il pesce con la punta. Dal momento in cui la preda è colpita, l’arciere ne contrasterà la fuga trattenendo la lenza non considerando i casi di rottura della lenza a monte della freccia (filato in nylon non adeguato) o della punta da pesca che non si conficca bene nelle carni del pesce (scarsa penetrazione della freccia dovuta a insufficiente energia residua o a un errato punto d’impatto).

Ma riprendiamo le due casistiche menzionate all’inizio e vediamone gli esiti in virtù della freccia assemblata: 1) nel caso in cui l’asta si rompa per la violenta reazione del pesce, avremo che il moncone di freccia esterno all’animale risulterà inattivo, pur se collegato alla lenza tramite la propria asola, mentre la punta infissa tratterrà ancora attivamente la preda, essendo vincolata alla lenza tramite la propria asola; 2) nel caso in cui l’animale finisca per incastrarsi nel fondale con la freccia infissa nelle carni, esercitando una resistenza decisa con la lenza ed il mulinello, si potrà svincolare l’asta dalla punta, strappandone il nastro adesivo che le univa, e a quel punto le sovrapposizioni della sagola si libereranno a loro volta, permettendo all’asta di arretrare fino ad uscire dal pesce e “ciondolare” inattiva, lasciando ancora conficcata la punta e, pertanto, consentendo la prosecuzione del combattimento. Le foto qui riportate renderanno comunque ancora più chiaro quanto sin qui descritto.

Per maggiori informazioni: paolopasquini.arco@alice.it

PAOLO PASQUINI

Cinderella’s Games of Fiarc 2014

Cominciamo con i numeri: 860 euro di trote immesse (4,5 euro al chilo), di pezzatura media (intorno a 1,8 chilogrammi), per cui in acqua sono entrati circa 191 chilogrammi di pesce, pari a circa 106 pezzi. Nel lago teatro dell’evento che tra poco descriveremo, erano presenti, pagate e lasciate dai pescatori dei giorni precedenti, almeno un’altra quindicina di trote della stessa taglia, per un totale di 121 pesci pescabili. Nei due giorni di venerdì e sabato, notturna compresa, abbiamo catturato un centinaio di salmonidi, rendendo la pescata memorabile ed il carniere ricco (personalmente, ho portato a casa 8,3 chilogrammi di filetti spellati e deliscati: una delizia per il palato!).

Sempre nelle giornate di venerdì e sabato sono stati lanciati 27 piattelli e 27 palloni in 18 volèe di 3 bersagli a piazzola per arciere, con Cesare Martinelli, primo classificato, che è riuscito a colpirne 18, poi a scalare Federico Poli, e il sottoscritto, che con il long bow si è piazzato terzo, a seguire tutti gli altri partecipanti. Nessuno a zero… l’onore è stato salvo! Fra le “grandi cifre” dovrebbero figurare a pieno titolo anche i pranzi e le cene con le relative portate, ma per decenza preferisco soprassedere, dicendo solo che mi mancano… tanto.

La manifestazione in oggetto è stata il Cinderella’s Games of Fiarc 2014, appuntamento agonistico nato dalla volontà di riunire in una location spettacolare gli arcieri innamorati della pesca e del tiro a volo, per consentire loro di trascorrere la “vacanza dei loro sogni”: amicizia, condivisione della stessa passione per l’essenza del tiro istintivo da farsi con tutti gli archi (dallo storico al compound, senza limitazioni “ideologiche”), tiri spettacolari fino a consumarsi le articolazioni, no limits su orari e catture, senso di sfida fra cacciatori-pescatori che prende corpo quando riaffiora l’istinto del predatore, e non è mancato neppure un tuffo in piscina durante le pause. Questi sono stati i “Giochi di Cenerentola” della Fiarc 2014: un raduno “poco competitivo ma molto ludico”, che si è svolto in giugno a Sellano (Pg), un borgo medievale interamente ristrutturato dopo il terremoto che ha colpito la Regione nel 1997 e che ora si presenta come un capolavoro stilistico, perfettamente armonizzato con il lussureggiante territorio agreste e collinare dell’Umbria.

Dal paese, scendendo verso la valle dove scorre il torrente Vigi (affluente di destra del fiume Nera), si raggiunge il Ristorante Loch Ness (http://www.ristorantelochness. com/lago.html) con annesso lago e, a monte, prati pascolo chiusi fra le pendici dei monti che fiancheggiano la Valnerina. Ed è proprio qui che abbiamo allestito la prova, immettendo in più riprese le trote nelle acque fredde e cristalline del lago Loch Ness. Ed è sempre qui che abbiamo montato le macchine lanciapiattelli e lanciapalloni (che, per la cronaca, si sono comportate benissimo pur in presenza di vento) ed è ancora qui, nel Ristorante Loch Ness, che ci siamo “giocati” almeno un chilo del peso perso a fatica con le diete primaverili! Posso aggiungere soltanto una considerazione ed un invito, rivolti a chi non c’era: la prima è che “non avete neppure lontanamente idea di quello che vi siete persi” ed il secondo recita “non è mai troppo tardi, siete invitati sin da ora all’edizione 2015, più o meno nello stesso periodo”. La parola spetta ora inevitabilmente alle foto…

Per maggiori informazioni: paolopasquini.arco@alice.it.

PAOLO PASQUINI

Odierni emuli di Fred Bear

Questa volta vi presento la realizzazione di un mio assetto da pescatore archetipico con longbow, in contrasto estetico e funzionale con quello tecnologico munito di compound che prevalentemente incarno. L’assetto in questione deriva da un’emulazione di Fred Bear che, anni fa, mi po18rtò alla realizzazione di un dispositivo che di tanto in tanto utilizzo, specie in laghi dove gli avvistamenti sono rari e le prede di grossa taglia.

Negli anni fra il 1952 ed il 1956 Fred Bear pubblicizzò il primo dispositivo da pesca con arco (fishing outfit) destinato alla commercializzazione, di cui si ritrovano ancora le pagine pubblicitarie con relativi prezzi. Dopo il ’56 l’oggetto in questione fu abbandonato e sostituito dalla cosiddetta “padella”. Tuttavia il primo, a mio avviso, era ed è il più indicato e pratico fra i modelli ad avvolgimento manuale pensati per archi tradizionali senza attacco per lo stabilizzatore. Si tratta in pratica di un pezzo di legno trapezoidale largo alla base circa 10 centimetri, spesso 2-3 e con spigoli arrotondati, dotato di un punto d’incastro sul lato corto ed esterno del trapezio per fermare la sagola ed impedirne lo srotolamento. Il tutto munito di due linguette metalliche sporgenti per poterlo fissare al riser con del nastro adesivo. Come si nota nella pubblicità dell’epoca, il grande e mancino Fred utilizzò per gli anni 1952-1953 la foto di un riser destro, diventato poi sinistro fra il 1954-1956, ma in ogni caso il dispositivo è montato superiormente rispetto al piatto di finestra.

Il mio fishing outfit parte da quello inventato da Bear, ma lo re-interpreta in “ottica Pasquini” perché non c’è nulla di meglio che ispirarsi, capire, sperimentare ed adattare senza snaturare l’idea altrui… divertendosi. Per cominciare, ho ricavato il trapezio su cui viene avvolta la sagola da una mattonella di sughero recuperata da una ristrutturazione. Non occorre descriverla nel dettaglio perché la foto è autoesplicativa. La scelta di ricorrere al sughero al posto del legno è motivata dal maggiore attrito che il sughero offre alla sagola rispetto al legno, per cui si ha una miglior tenuta allo srotolamento accidentale, soprattutto quando il filato è bagnato. La parte piatta che viene a contatto con il riser è stata rivestita di una striscia di pelle scamosciata recuperata da un lavaggio auto. Per poter fermare la sagola durante la cerca con la freccia incoccata e l’arco rivolto verso la superficie dell’acqua, ho fissato lateralmente una palettina di legno dei vecchi gelati “Pinguino” (chi ha i miei anni se lo ricorderà). Infine, per fissare l’insieme al riser dell’arco, sono state impiegate tre strisce della stessa pelle scamosciata di cui sopra, fatte passare attraverso tre fori praticati alla base del trapezio. Uno dei fori l’ho usato anche per bloccare la sagola dal lato opposto alla freccia, così che un eventuale svolgimento totale del filato non determini la perdita della preda, della freccia e della sagola stessa. E, rispetto a Bear, io preferisco posizionare il dispositivo sotto e non sopra l’impugnatura. Non c’è molto altro da aggiungere, se non un “provateci” e per gli scaramantici un “buona pesca”.

Per informazioni: paolopasquini.arco@alice.it.

PAOLO PASQUINI

Ritorno al passato, ora futuro

I corsi e ricorsi della storia si potrebbe quasi dire a proposito dell’inevitabile accostamento, che sorge spontaneo fare, tra il Campionato italiano di pesca con l’arco, organizzato nel lontano novembre 1991 dalla Compagnia Fiarc 04Tbow sulle sponde del lago La Geretta di Eupilio (Co) e la recente gara pesca con l’arco “battuta di pesca” del febbraio scorso al lago Sgagna di Pontirolo Nuovo (Bg), curata in combine dalla 04Nabò e dalla 04Owls.

Perché questo accostamento? Perché nel rileggere quanto scrisse Alessandro Mariani nel 1992 sul numero 1 del Notiziario Fiarc, commentando l’evento appunto del 24 novembre 1991, resto stupito dalla freschezza ed attualità delle sue parole, che parlano di una passione immutata e delle stesse luci ed ombre che, allora come ora, sussistono nella nostra disciplina di pesca con l’arco.

La passione è quella che nel ’91 portò in gara 85 arcieri per un Campionato italiano, diventati 40 (su 57 iscritti) nella gara odierna: non pochi per una competizione che mancava da oltre 20 anni e che è stata penalizzata dalle pessime previsioni meteo.

La passione è quella che ha spinto alcuni “giovani” di allora a ripresentarsi “diversamente giovani” in gara a febbraio e ad andare ancora a podio.

La passione sono i tanti arcieri con tessera oltre il numero 30.000 che si sono cimentati per la prima volta in questa disciplina. Le “luci” si accendono sull’ottimo livello tecnico degli arcieri in gara, nel complesso dotati di archi e frecce da pesca validamente messi a punto, nonché in grado di eseguire correttamente il gesto tecnico del tiro dinamico con stima della rifrazione.

Insomma, non si sono viste frecce curvare a casaccio, una volta entrate in acqua… e per i molti alla loro prima volta non è davvero poco. Luci accese per la logistica, semplicemente perfetta nella registrazione, il briefing, il rispetto dei tempi di gara, la premiazione, il ristoro (addirittura itinerante, con ragazzi che ti offrivano caffè e pasticcini mentre eri in attesa di un avvistamento).

Ancora luce sull’arbitraggio: la capocaccia Sara Migliorelli si è “messa in gioco” su una gara che riappariva dopo 20 anni, contribuendo al regolare svolgimento delle varie fasi della competizione. Non voglio essere osannante a prescindere ed odio le “passerelle”, però non posso esimermi dal complimentarmi con Fabrizio e Claudio Fodera che “ci hanno creduto”, con il consigliere federale Paolo Codini che è riuscito a presenziare a questa rinascita, con Elena Fodera che ha realizzato le stampe calcografiche in tiratura limitata per gli arcieri a podio e con la Top Archery di Gallarate che ha sponsorizzato l’evento. “Le ombre” si allungano, invece, su quello che anche nel ’91 fu il tasto dolente. Ne voglio parlare citando testualmente dal Notiziario Fiarc: “Nonostante due lanci da 150 chili… i pesci avvistati… sono stati piuttosto pochi… la gara si è esaurita nei primi minuti quando alcuni, per loro fortuna, velocità e destrezza, hanno incarnierato 3-4 pesci ponendo sulla gara una seria ipoteca”.

Ed è esattamente ciò che è successo anche a febbraio. Questa circostanza, ovviamente negativa ed in grado di scoraggiare future partecipazioni di arcieri non disposti a guardare inutilmente l’acqua per un buon 80% della gara, potrebbe essere aggirata puntando a fare prove in laghetti più piccoli o con sponde opposte ragionevolmente vicine, per evitare che i pesci possano spostarsi al centro in una zona sottratta al raggio d’azione delle frecce. Non voglio però dilungarmi oltre e, nel rinnovare il plauso per l’allestimento di questa gara che spero diventi la prima di una nuova serie, riprendo, sottoscrivo e rilancio l’appello che scrisse Mariani nel già citato Notiziario Fiarc. “Si è approfittato dell’occasione per ribadire a tutti i presenti le difficoltà sempre esistite nella convivenza con i pescatori cannisti (ed i gestori, l’opinione pubblica, le istituzioni, aggiungo io): mi appello ancora una volta a tutti gli arcieri pescatori perché vengano rispettati i diritti di tutti e perché gli sforzi compiuti… per costituire una rete di specchi d’acqua convenzionati non vengano vanificati dalla stupidità di pochi o da atti inconsulti dei quali poi ci pentiremmo in seguito”.

Spero che i pochi arcieri, che so aver commesso scorrettezze stupide, che leggeranno queste righe possano capire il rischio a cui hanno esposto, in primis, la loro stessa passione, che siano memori delle interdizioni agli arcieri pescatori maturate in passato e solo recentemente in parte rimosse e che arrivino, infine, ad essere più responsabili, contribuendo a costruire piuttosto che a distruggere. E la classifica di questa gradita rentrée? Naturalmente sul sito Fiarc!

Per maggiori informazioni: paolopasquini.arco@alice.it.

PAOLO PASQUINI