3° Campionato Italiano di pesca con l’arco

Da dove veniamo: conoscere la nostra storia per comprendere il nostro presente. I nostri “padri fondatori” pensarono e vollero una Fiarc che affondasse le proprie radici nello sfaccettato mondo del tiro con l’arco ispirato al contesto venatorio. Inizialmente si aggregarono Compagnie formate in larga parte da cacciatori, ma fu subito evidente che l’intuizione di portare persone a scoccare frecce nei boschi, nei cieli e nei laghi avrebbe esercitato un fascino enorme su molti arcieri non interessati eventi necessariamente alla caccia. Quello che offriva Fiarc era più di una disciplina venatoria di tiro con l’arco, era un’esperienza profonda che richiedeva all’arciere molteplici attitudini, che si manifestavano misurandosi con se stessi e con gli altri, nell’alternanza di sfide condotte attraverso piazzole ambientate nel bosco, tiri al volo su piattelli e pesca nei laghi.

Questa vocazione, quasi una visione d’insieme, emerge significativamente anche dalla stretta concomitanza di date storiche: venerdì 23 settembre 1983 nasce la Fiarc (Federazione Italiana Arcieri Cacciatori); neppure due mesi dopo, domenica 20 novembre 1983, si tiene al lago Bellaria di Robbiano-Mediglia il 1° Campionato Italiano di pesca con l’arco; la domenica seguente, 27 novembre, tocca al 1° Campionato Italiano di tiro al volo. In quel secondo semestre 1983 prese corpo la nostra Federazione e la pesca con l’arco fece la sua comparsa nel panorama arcieristico italiano che, con ogni probabilità, l’aveva vista fare solo a Burt Reynolds nel film del 1972 “Un tranquillo week-end di paura”. Nonostante questa partenza scoppiettante, per ritrovare nella storia Fiarc un altro Campionato Italiano di pesca con l’arco dovranno passare 8 anni, ovvero fino a domenica 24 novembre 1991, quando al lago La Geretta di Eupilio (Co) viene organizzato il 2° Campionato Italiano di pesca con l’arco Fiarc, diventata nel frattempo Federazione italiana arcieri tiro di campagna. Con il 1991 cala il sipario sugli eventi di pesca con l’arco a carattere nazionale e, lentamente, si assiste alla scomparsa dai calendari di ogni gara ufficiale di pesca, che sopravvive solo come attività privata esercitata da pochissimi arcieri “storici”.

Questo oblio, dovuto anche alla mancanza d’insegnamento specifico che il nostro Settore Istruzione ha subìto nei riguardi della pesca con l’arco e del tiro al volo, fortunatamente s’incrina nel 2013 grazie al lavoro ed alla tenacia di alcuni di noi, che riescono a far riaprire dei laghi alla pesca con l’arco e ne riformulano il Regolamento gara. Si vedono così apparire nei calendari regionali alcune gare di pesca, se ne parla su questa testata e nei forum, si viene contattati da nuovi arcieri che vogliono provare la tecnica. 6-7 giugno 2015: si riparte da Sellano Dove andiamo: a riassaporare quella dimensione di arciere polivalente che Fiarc ha concepito ispirandosi a Fred Bear e a Giusi Pesenti.

I tempi sono maturi e finalmente il sogno che alcuni di noi tenevano nel cassetto da anni può concretizzarsi: programmare il 3° Campionato Italiano di pesca con l’arco, che si svolgerà sabato 6 e domenica 7 giugno 2015 a Sellano, nel cuore dell’Umbria. Quel fine settimana saranno trascorsi dall’ultima edizione 23 anni, 6 mesi e 19 giorni. Come sarà: un’esperienza intensa, nel segno del rispetto dell’ambiente e del consumo alimentare del pescato. L’evento si articolerà su due gare con classifica combinata, secondo il Regolamento di pesca con l’arco modificato il 24 gennaio 2015 con la delibera 008/2015D del Consiglio Federale (nell’area Fiarc-Regolamenti del sito www.fiarc.it è possibile scaricarlo). Un’importante ed assoluta novità è l’istituzione di un Campionato internazionale abbinato a quello nazionale, che Fiarc propone a tutti gli arcieri stranieri iscritti alle Federazioni affiliate ad Ifaa. Avremo, pertanto, anche il 1° International Bowfishing Championship, la cui classifica rispetterà sempre il nostro Regolamento di pesca con l’arco, ma sarà formata da tutti gli arcieri della Federazione partecipanti al 3° Campionato Italiano e da tutti gli arcieri stranieri che gareggeranno. Gli arcieri troveranno un servizio di pulitura del pescato e, se vogliono, potranno imparare a sfilettare con le dimostrazioni che faremo. Coloro che non desiderano portare via le trote che cattureranno potranno lasciarle all’organizzazione, così da non sprecare neppure un pesce. Tutto il pescato, opportunamente pulito ed imbustato con il proprio nome, potrà essere depositato in un apposito congelatore fino al momento della partenza. Per i Cuccioli ci sarà un laghetto a parte, con acqua profonda 70 centimetri e supervisione dell’organizzazione.

La sera del sabato avremo una serata conviviale nella quale degusteremo le specialità gastronomiche tipiche ed assisteremo ad esibizioni culinarie di “artisti della tradizione” sellanese ed umbra. Dove sarà: la scoperta di un territorio spettacolare, denso di storia e di tradizioni, vissuto in perfetta amicizia. Una gara di pesca con l’arco necessariamente si deve svolgere presso un lago di pesca sportiva. La scelta è caduta sul lago annesso al ristorante Loch Ness nel Comune di Sellano (Pg) per molteplici motivi: centralità della location, acque sempre fresche e pulite alimentate dal fiume Vigi, dimensioni del lago ottimali per poter vedere ed insidiare le trote, presenza di un ulteriore specchio d’acqua dove far pescare i più piccoli in assoluta sicurezza e dar loro possibilità reali di effettuare catture.

Siamo nel Comune di Sellano, un borgo medievale fra i più caratteristici della Valnerina, mirabilmente ricostruito dopo il terremoto del 1997 nel rispetto rigoroso della propria storia e dello stile architettonico che i secoli gli hanno conferito. Dal lago si vede arroccato in alto il borgo, come posto a guardia della valle del fiume Vigi, incastonato in un paesaggio incontaminato di boschi lussureggianti. Siamo a 30 chilometri da Norcia, 36 da Spoleto, 50 da Assisi e 70 da Perugia. Siamo nella patria del tartufo, del cinghiale, dei funghi. Ma soprattutto siamo fra amici: è questo lo spirito che cercheremo di farvi vivere all’insegna della pesca con l’arco.

Per Maggiori informazioni e aggiornamenti in tempo reale consultare il sito Fiarc e la pagina www.facebook.com/campionatoitalianopescaFIARC.

Per richiesta di chiarimenti: campionatoitalianopesca@FIARC.it.

PAOLO PASQUINI

La potente freccia da siluri

Ipotizziamo di avere la possibilità di pescare con l’arco in bacini popolati da pesci di oltre 30 chilogrammi; che vi sia un concorso di circostanze in base alle quali ci venga richiesto di colpire più soggetti possibile (tentativo di eradicazione…), facendo tuttavia ogni sforzo per evitare animali feriti e non recuperati; che la specie ittica insidiata sia particolarmente resistente, potente dal punto di vista natatorio e, se colpita, estremamente solerte nel cercare rifugio fra gli anfratti e gli arbusti del fondale…

Questo è lo scenario nel quale ci troviamo ad operare durante il contenimento del siluro (Silurus glanis), che portiamo avanti ormai da un paio d’anni presso alcuni laghi di pesca sportiva del Nord Italia. Fra i molti accorgimenti tecnici messi a punto per la riuscita di quest’attività, merita una menzione speciale la freccia da pesca, per la quale occorre prevedere che la punta con gli ardiglioni di tenuta non se ne vada con la preda (qualora l’asta si rompa) e che la freccia non rimanga incastrata negli ostacoli sul fondale (una volta colpito il pesce). Per soddisfare questi requisiti, ci siamo ispirati ai colleghi bowfishers americani, che hanno sviluppato alcuni accorgimenti per la pesca con l’arco dei grossi Alligator Gar (Atractosteus spatula), pesci estremamente coriacei e simili ad un alligatore. Prima di tutto chiudiamo l’asta della freccia sul lato dove s’inserirebbe la punta, per evitare che i materiali di riempimento usati per appesantirla possano uscire. Inseriamo un collare di alluminio (come per le aste “footed”) dell’esatto diametro interno della punta da pesca, in modo che punta ed asta s’innestino senza oscillazioni e non vi sia un’usura particolare del carbonio dell’asta. In sostanza, realizziamo un innesto “metallo su metallo”. Con una sagola in fast flight da 400 libbre di carico, lunga circa il triplo della freccia, ricaviamo un’asola da un lato e leghiamo dal lato opposto la punta sfruttando il foro nel codolo (che, se non già presente, dovrà essere fatto con un trapano a colonna con punta per metallo HSS di 2.5 mm e ripassato con uno svasatore per evitare che possa recidere il filato). Infine, fissiamo all’asta della freccia sul lato della cocca un’altra asola, che serve per vincolare la freccia da pesca alla lenza del mulinello.

Arrivati a questo punto, procediamo con l’assemblaggio dei pezzi. Prima di tutto accoppiamo l’asola della sagola con la punta da pesca all’asola dell’asta e con del nastro adesivo blocchiamole insieme subito sotto la cocca. Successivamente, inseriamo la punta da pesca sul collare in alluminio all’estremità dell’asta e, analogamente a quanto già fatto, fermiamola con il nastro adesivo. Risulterà, così, che a punta inserita e ad asole accoppiate si abbia un esubero della sagola in fast flight (è, infatti, il triplo della lunghezza della freccia), che provvederemo poi a distendere e a distribuire lungo l’asta con le necessarie sovrapposizioni, finendo per avere dei tratti di filato paralleli ed adiacenti all’asta, che andremo a bloccare con del nastro adesivo, o nastro carta da carrozzieri. La freccia “per siluri” è quindi pronta. In fase di scocco, di volo e fino all’impatto lavorerà come ogni normale freccia da pesca, ovvero trascinerà la lenza a cui è vincolata tramite l’asola dietro la cocca e penetrerà il pesce con la punta. Dal momento in cui la preda è colpita, l’arciere ne contrasterà la fuga trattenendo la lenza non considerando i casi di rottura della lenza a monte della freccia (filato in nylon non adeguato) o della punta da pesca che non si conficca bene nelle carni del pesce (scarsa penetrazione della freccia dovuta a insufficiente energia residua o a un errato punto d’impatto).

Ma riprendiamo le due casistiche menzionate all’inizio e vediamone gli esiti in virtù della freccia assemblata: 1) nel caso in cui l’asta si rompa per la violenta reazione del pesce, avremo che il moncone di freccia esterno all’animale risulterà inattivo, pur se collegato alla lenza tramite la propria asola, mentre la punta infissa tratterrà ancora attivamente la preda, essendo vincolata alla lenza tramite la propria asola; 2) nel caso in cui l’animale finisca per incastrarsi nel fondale con la freccia infissa nelle carni, esercitando una resistenza decisa con la lenza ed il mulinello, si potrà svincolare l’asta dalla punta, strappandone il nastro adesivo che le univa, e a quel punto le sovrapposizioni della sagola si libereranno a loro volta, permettendo all’asta di arretrare fino ad uscire dal pesce e “ciondolare” inattiva, lasciando ancora conficcata la punta e, pertanto, consentendo la prosecuzione del combattimento. Le foto qui riportate renderanno comunque ancora più chiaro quanto sin qui descritto.

Per maggiori informazioni: paolopasquini.arco@alice.it

PAOLO PASQUINI